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Educazione inclusiva per le disabilità: Università europee a confronto a Cosenza nel progetto EURODDIP-E

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Educare ed adattare i contesti per favorire il miglior apprendimento e la più globale inclusione sociale delle persone con disabilità all’interno degli spazi educativi di ogni genere e di ogni grado. E’ questo l’obiettivo del progetto europeo EURODDIP-E, basato sulle attività dei ricercatori dell’Università di Burgos (ES), capofila, dell’Università della Calabria (IT) e di altre università del continente, oltre a partner privati, per la messa a regime di un modello che consenta la valorizzazione delle abilità di ogni persona nei contesti educativi. Comprese, quindi, le persone con disabilità e, tra queste, anche quelle con disabilità intellettivo-relazionale.

Knowledge + Tools + Devices

La Professoressa Beatriz Núñez Angulo dell’Università di Burgos, coordinatrice del progetto, ha fatto il punto della situazione della ricerca essendo arrivati quasi a metà del percorso, grazie ai contributi dei ricercatori (soprattutto) dell’Università della Calabria, guidati dalla professoressa Antonella Valenti.

Al workshop hanno partecipato anche i colleghi delle altre università di Portogallo e Belgio e i ricercatori di PhoenixKM BVBA, società di consulenza e sviluppo di servizi e tools per l’accessibilità da parte delle persone con disabilità attiva da tempo in progetti relativi a inclusione sociale, lavorativa e in contesti educativi a favore delle persone con disabilità.

Ciò che la persona con disabilità sa/può fare. E non il contrario

Non è così scontato sottolinearlo. Ma è anche uno degli obiettivi del progetto. E cioè rendere adattivi e flessibili i contesti educativi in cui la persona con disabilità possa utilizzare e sviluppare le proprie abilità. Al massimo. Anche in presenza di differenti funzionamenti fisici, cognitivi, comportamentali. Un lavoro di strutturazione adattiva per rendere naturale un contesto in cui sviluppare competenze… e garantire quindi il diritto vitale all’educazione alle persone con disabilità.

Le necessità dei contesti e quelle degli insegnanti

L’obiettivo della ricerca è quindi il miglioramento dei contesti socio-educativi in cui sono (o possono essere) inserite persone con disabilità, affinché gli insegnanti abbiano a disposizione conoscenze, metodologie, strumenti e dispositivi atti a rendere più agevole l’acquisizione delle competenze da parte dei discenti con disabilità, ognuno secondo il proprio progetto educativo individuale ed individualizzato.

I risultati ad oggi della ricerca: il buco nero della Scuola Media

Una costante per la ricerca condotta nei paesi dell’Unione ha riguardato le scuole medie. In ognuno dei paesi coinvolti nella ricerca, che ha riguardato la compilazione di un questionario da parte degli insegnanti, è emersa una necessaria educazione dei contesti che riguardano le scuole medie. Tanto che la necessità di inclusione è intesa come emergenziale nelle high schools e comunque nelle scuole medie superiori. In particolare l’analisi dei contesti italiani curata dall’Università della Calabria sotto la guida della Professoressa Antonella Valenti e riassunta dal Prof. Giovanni Frontera, membro del team di ricerca, ha evidenziato che proprio alle scuole superiori gli insegnanti ritengono una vera emergenza la necessità di adattare il contesto educativo per consentire alla persona con disabilità di acquisire (o riacquisire) competenza sociali, oltre che cognitive e didattiche.

E’ per questo che alle scuole superiori emerge, anzi riemerge, la necessità da parte degli stessi operatori dell’educazione, i docenti, di riattivare i canali di collaborazione con la famiglia dell’allievo con disabilità – canali probabilmente persi o indeboliti nel corso degli studi delle scuole medie inferiori.

Adattare i contesti per insegnare alle persone con disabilità

Il Campus dell’Università della Calabria accoglie ogni anno un numero sempre crescente di studenti con differenti forme di disabilità. Oltre alle disabilità fisiche, è stato importante soffermarsi sui numeri relativi agli studenti con DSA che, a Cosenza, sono circa 60 nell’A.A. 2018/2019. Merito di un servizio di accoglienza, mediazione e tutoring che viene efficacemente svolto tutti i giorni dalle aule dell’ateneo fin dentro le residenze universitarie. Tanto che l’Università della Calabria ha iniziato ad accogliere studenti provenienti da altre regioni italiane.

E l’autismo?

Affrontato il tema degli autismi e dei relativi numeri, oltre che delle difficoltà ad adattare i contesti educativi delle scuole europee. Il fine di questa ricerca europea è proprio quello di riuscire a definire delle procedure (soprattutto operative nel campo degli autismi) per consentire naturalmente alle persone con autismo di accedere e frequentare contesti educativi di ogni livello, università comprese. Su questo si rende necessario, tuttavia, allineare i modelli legislativi di presa in carico da parte degli istituti scolastici delle persone con autismo e disabilità complesse. Il modello italiano, su questo tema, rappresenta il migliore tra quelli europei essendo già impostato sull’inclusione totale della persona con disabilità nel gruppo classe. Ciò non succede in tutti gli stati dell’Unione Europea, invece. Resta tuttavia, anche in Italia, la necessità, appunto di organizzare i contesti in modo funzionale anche per le persone con autismo. E’ per quest che al workshop oggi erano presenti, per il comitato Uniti per l’Autismo Calabria, Enrico Mignolo (di io autentico OdV), Simona Laprovitera (di Dimmi A Onlus) e Gigi Lupo (di Calcia l’Autismo Onlus).

La collaborazione delle associazioni del Comitato Uniti per l’Autismo Calabria con l’Università della Calabria prosegue in tal senso proprio attraverso una presenza delle famiglie delle associazioni nel corso della programmazione didattica del Corso Specialistico per Insegnanti di Sostegno che vede impegnati oltre 600 discenti a Cosenza fino al prossimo Giugno 2020.

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