Progetto di Vita: il lavoro quotidiano che dà forma ai diritti. A Rende un convegno formativo di sinergia tra Enti Locali

Il 24 gennaio 2025, a Rende, l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza – Nucleo Autismo, guidato dalla dott.ssa Caterina Iannazzo, ha promosso un incontro formativo dedicato al Progetto di Vita. In platea e al tavolo dei relatori: neuropsichiatri dell’età evolutiva, psicologi, terapisti della riabilitazione, assistenti sociali dei servizi comunali e degli ATS calabresi. Un confronto concreto, tra pratiche e responsabilità, sul modo in cui i diritti si trasformano in procedure, valutazioni, budget, interventi e, soprattutto, in opportunità reali per le persone e le famiglie.

Per io autentico OdV il Progetto di Vita non è un documento da compilare né un rito amministrativo. È un patto operativo: la comunità professionale si impegna a riconoscere la persona nella sua interezza – salute, relazioni, abitare, scuola/lavoro, tempo libero – e a negoziare con lei (o con chi la rappresenta) obiettivi, tempi, sostegni, verifiche. Un approccio che, per gli operatori NPIA e i servizi sociali, chiede due passaggi culturali: ascolto competente e responsabilità condivisa. Il primo significa partire da una valutazione funzionale che non riduca la persona alla diagnosi; il secondo pretende coordinamento tra sanità e sociale, perché nessun intervento è efficace se rimane isolato. Questo è il cuore della nostra missione: mettere l’etica al lavoro nelle prassi quotidiane, evitando che le parole restino cornici senza immagine.

Il seminario ha rimesso al centro il quadro nazionale di riferimento e la stagione di riforma sulla disabilità, con la sperimentazione 2025 che riguarda anche le modalità di valutazione e la costruzione del Progetto di Vita. Per i servizi calabresi, ciò significa affinare linguaggi e strumenti, dalla valutazione multidimensionale alla definizione dei sostegni, fino al monitoraggio degli esiti. Non è un tecnicismo: è la condizione per generare capacità di scelta, autodeterminazione, qualità della vita, come ricordano anche i materiali dell’Osservatorio Nazionale Autismo.

Per l’ATS di Vibo Valentia, l’esperienza delle Equipe PdV, partire per prime in Calabria ed esempio a livello nazionale, l’intervento di Chiara Borrello, Psicologa e Psicoterapeuta con all’attivo la gestione di oltre 110 Progetti di Vita, ha dimostrato che il sistema della Qualità della Vita personale e comunitaria è l’elemento fondante e sostanziale nella realizzazione piena dell’esistenza attraverso la vera e concreta cointeressenza tra Enti pubblici.

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Nel territorio cosentino esistono già leve organizzative su cui fare forza: percorsi NPIA e progettualità dedicate (si pensi alle linee e agli atti su “Autismo 7–21: qualità di vita e interventi terapeutici”), strumenti regolativi regionali e investimenti mirati. Ma la vera sfida non è elencare servizi: è cucirli addosso alla persona, assicurando continuità tra diagnosi, abilitazione, scuola, lavoro protetto o ordinario, abitare supportato, tempo libero, reti di prossimità. È qui che si misura la differenza tra “presa in carico” come somma di prestazioni e “presa in carico” come progetto.

Dall’aula è arrivato un messaggio utile a tutti i professionisti: il Progetto di Vita non è una promessa indefinita, ma un contratto verificabile. Implica obiettivi chiari, indicatori osservabili, tempi di revisione, accountability verso le famiglie e tra i servizi. Chiede di abitare le intersezioni – tra NPIA e scuola, tra servizi sociali e terzo settore, tra ATS e Comuni – con la disponibilità a modificare il proprio modo di lavorare in base ai risultati, non alle abitudini. È un esercizio etico: perché ogni foglio firmato racconta una posizione, una scelta, un’idea di giustizia.

Come io autentico OdV continuiamo a portare nei contesti formativi questo sguardo: le comunità non includono “per generosità”, ma per necessità. La presenza piena delle persone nello spettro autistico rende più giuste ed esigenti le pratiche di tutti: cliniche, sociali, educative. E chi opera nei servizi lo sa bene: la qualità del Progetto di Vita è la cartina di tornasole della qualità del sistema.

Per questo incontri come Rende sono preziosi: non offrono ricette, ma metodi; non cercano eroi, ma alleanze. È da qui che passa la trasformazione possibile.