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Fondi per l’assistenza domiciliare integrata ai disabili del DSS 1 di Vibo Valentia spesi senza Piani di Assistenza Personalizzati

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In questi giorni molte famiglie di persone under 65 con differenti e distinte disabilità stanno ricevendo chiamate per l’attivazione del Servizio di Assistenza Domiciliare Integrata previsto dal bando di gara del Comune di Vibo Valentia (in qualità di Comune capofila del Distretto Socio Sanitario nr 1 della Provincia) ed aggiudicato il 12/04/2019 con Determina nr 35 del Settore 2.

Il Distretto Socio Assistenziale nr 1 comprende i Comuni di Vibo Valentia, Filadelfia, Francavilla Angitola, Filogaso, Francica, Ionadi, Maierato Monterosso, Pizzo, Polia, S. Costantino Calabro, S. Gregorio d’Ippona, S. Onofrio, Stefanaconi, Mileto

È assolutamente illegittima l’amministrazione del Servizio di Assistenza Socio Assistenziale, gestita con il Fondi (regionali) per la Non Autosufficienza che, tra le altre cose, allo stato, riguardano ancora solo le annualità 2013 (residui) e 2014. L’illegittimità si fonda sull’inesistenza, a monte, dei Piani di Assistenza personalizzati che, nel caso del Comune di Vibo Valentia, non sono mai stati redatti per ogni persona, in violazione della norma che all’art. 14 della Legge 328/2000 impone proprio ai Comuni l’obbligo di predisporre un Progetto Individuale basato sulle necessità del disabile e della famiglia.

Il Comune di Vibo Valentia è inadempiente nella predisposizione del Progetto Individuale e del Piano di Assistenza Personalizzato di ogni disabile residente. Lo è da sempre poiché non è mai stato organizzato adeguatamente in servizio di Assistenza Sociale ed è in ritardo, attualmente, anche la contrattualizzazione di 8 Assistenti Sociali che dovranno essere presi in carico proprio per le esigenze organizzative dei servizi che il Distretto Socio Assistenziale deve rendere alla comunità.

Il Comune di Vibo Valentia non ha idea di quante e quali siano le forme di disabilità dei propri residenti. Il Servizio di Assistenza Sociale ai fini della predisposizione dei Piani Individualizzati di intervento previsto dall’art. 14 della legge 328/2000 è a carico dei Comuni ma il Comune di Vibo Valentia, non avendo mai avviato in modo efficiente il servizio, per la predisposizione delle gare e dei bandi si ritrova a dover richiedere gli elenchi dei disabili (solo nome, cognome e riferimento telefonico) alla ASP di Vibo Valentia per “erogare” i servizi. Con il risultato che gli stessi vengono gestiti in maniera disordinata ed assolutamente non in linea con le necessità delle famiglie e dei disabili.

I disabili non hanno bisogno (solo) degli O.S.S.! Il risultato di tale mala gestione ha infatti prodotto un bando con servizio esternalizzato ad una cooperativa di Paola, che prevede la fornitura di soli Operatori Socio Sanitari, in maniera indistinta ed indiscriminata, da affiancare ai disabili ed alle famiglie senza tenere conto delle reali necessità.

Perché il Servizio di Assistenza Sociale non è delegato all’ASP? In mancanza di una capacità di predisposizione dei Piani Individualizzati il Comune può (e deve) affidare in delega il servizio all’Azienda Sanitaria Provinciale che, per la quasi totalità delle disabilità presenti in Provincia (con certificazione), è a conoscenza dei Piani di Intervento parametrati sui bisogni delle famiglie. Ciò vale, a ragion veduta, soprattutto per i disabili under 65 che frequentano le scuole (gli under 18) per i quali i Piani Educativi Personalizzati a livello scolastico rappresentano solo un tassello del Piano Individualizzato globale del cosiddetto Progetto di Vita previsto dalla Legge 328/2000 e dalla Legge Regionale 23/2003.

Perché ciò non viene fatto, anche in considerazione e nelle more della definizione della contrattualizzazione di 8 assistenti sociali da impiegare nel Distretto Socio Assistenziale nr 1 di cui Vibo Valentia è il Comune capofila?

Qual è il criterio utilizzato nella scelta delle figure di OSS per i disabili? Gli uffici comunali devono rendere conto alle famiglie ed ai disabili (non solo fisici ma anche psichici e relazionali) di quale sia stato il criterio che ha determinato la scelta di individuare solo le figure degli Operatori Socio Sanitari tra quelle che saranno inviate, indistintamente, alle famiglie.

Nel caso di una Persona con Autismo, cosa se ne fa la famiglia di un OSS? A cosa serve un OSS a una persona con autismo o con sindrome di down se non è specializzato nel campo? L’eventuale introduzione di una figura non specializzata nell’ambiente familiare di una persona con autismo può creare gravi danni all’andamento del percorso terapeutico ed educativo già in corso.

Le contraddizioni del bando. Il bando, al punto 1) del Capitolato specifica, eppure, quali debbano essere le caratteristiche del servizio aggiudicato (testualmente “favorire l’autonomia della persona, la vita di relazione e la permanenza nel proprio ambiente familiare e sociale anche in situazioni di disagio”). Invece i successivi punti analitici non evidenziano alcuna tipologia di supporto socio-assistenziale-relazionale cui il servizio dovrebbe essere dedicato. Anzi, in spregio ai diritti dei disabili, viene anche fatto riferimento al Piano personale di Assistenza… che in realtà non esiste e di cui il Comune non è neanche a conoscenza, sulla base dei dati richiesti alla ASP.

La gestione dei servizi socio assistenziali a favore dei disabili, soprattutto degli under 18 e di quelli con handicap intellettivo-relazionale, deve cambiare subito. Anche perché la Regione e il Comune continuano ad accumulare e non impiegare le risorse del Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza a favore dei disabili per tutte le annualità dal 2015 al 2018!

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