Autismo in Lombardia: B1 e B2 colpite e affondate

Condividiamo totalmente l’appello di Uniti per l’Autismo Lombardia.

đ—Ĩ𝗲𝗴đ—ļđ—ŧđ—ģ𝗲 𝗟đ—ŧđ—ēđ—¯đ—Žđ—ŋ𝗱đ—ļ𝗮 đ—ĩ𝗮 𝗮đ—Ŋđ—Ŋđ—ŋđ—ŧ𝘃𝗮𝘁đ—ŧ 𝗮𝗹𝗹’𝘂đ—ģ𝗮đ—ģđ—ļđ—ēđ—ļđ˜đ—ŽĖ€ đ—ļđ—ģ 𝗚đ—ļ𝘂đ—ģ𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗹đ—ļđ—¯đ—˛đ—ŋ𝗮 𝟭𝟲𝟲đŸĩ 𝗰đ—ŧđ—ģ 𝗰𝘂đ—ļ đ—ĩ𝗮 𝘁𝗮𝗴𝗹đ—ļ𝗮𝘁đ—ŧ 𝗹𝗲 𝗠đ—ļ𝘀𝘂đ—ŋ𝗲 𝗕𝟭 𝗲 𝗕𝟮 𝗮 𝘀đ—ŧ𝘀𝘁𝗲𝗴đ—ģđ—ŧ 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗱đ—ļđ˜€đ—Žđ—¯đ—ļ𝗹đ—ļđ˜đ—ŽĖ€ 𝗴đ—ŋ𝗮𝘃𝗲 𝗲 𝗴đ—ŋ𝗮𝘃đ—ļ𝘀𝘀đ—ļđ—ē𝗮. Misure finanziate con le risorse statali del Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza (FNA) e con risorse regionali.
Una scelta che colpisce un sostegno essenziale per tutti i caregiver familiari. Persone che da sole, ogni giorno, assistono familiari con una disabilità grave o gravissima.
đ—Ŗđ—Žđ˜€đ˜€đ—Žđ—ŋ𝗲 𝗱𝗮 𝘂đ—ģ 𝘀đ—ļ𝘀𝘁𝗲đ—ē𝗮 𝗱đ—ļ 𝘀đ—ŧ𝘀𝘁𝗲𝗴đ—ģđ—ŧ 𝗰đ—ĩ𝗲 đ—Ŋđ—ŋ𝗲𝘃𝗲𝗱𝗮 𝗰đ—ŧđ—ģ𝘁đ—ŋđ—ļđ—¯đ˜‚đ˜đ—ļ 𝗮đ—ļ 𝗰𝗮đ—ŋ𝗲𝗴đ—ļ𝘃𝗲đ—ŋ 𝗮 𝘂đ—ģđ—ŧ đ—ŗđ—ŧđ—ģ𝗱𝗮𝘁đ—ŧ 𝘀𝘂 𝘀𝗲đ—ŋ𝘃đ—ļ𝘇đ—ļ đ—ŧđ—ŗđ—ŗđ—˛đ—ŋ𝘁đ—ļ in forma diretta đ—ŋđ—ļ𝗰đ—ĩđ—ļ𝗲𝗱𝗲 non solo un passaggio graduale, ma 𝗹𝗮 𝗰𝗲đ—ŋ𝘁𝗲𝘇𝘇𝗮 𝗰đ—ĩ𝗲 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁đ—ļ 𝘀𝗲đ—ŋ𝘃đ—ļ𝘇đ—ļ 𝘃𝗲đ—ģ𝗴𝗮đ—ģđ—ŧ 𝗲đ—ŋđ—ŧ𝗴𝗮𝘁đ—ļ đ—ļđ—ģ đ—ēđ—ŧ𝗱đ—ŧ đ—˛đ—ŗđ—ŗđ—ļ𝗰𝗮𝗰𝗲, đ—Ŋđ—ŋđ—ŧđ—ŗđ—˛đ˜€đ˜€đ—ļđ—ŧđ—ģ𝗮𝗹𝗲, 𝗰đ—ŧđ—ģ𝘁đ—ļđ—ģ𝘂𝗮𝘁đ—ļ𝘃đ—ŧ. Ad oggi l’unica certezza è che i contributi verranno ridotti.
Nel lungo confronto con le istituzioni che accompagna sempre le famiglie che vivono la disabilità ogni giorno, questa mossa è risultata dirompente. E resta dirompente anche dopo gli ultimi incontri che hanno portato a evitare il taglio solo in parte. E solo per alcuni casi.
A questo si aggiunge il secondo aspetto: in caso di nuove domande è altamente probabile che queste finiranno in lista d’attesa. Di soldi non ce ne sono. Peccato che chi vive la disabilità non la possa mettere in lista d’attesa, ma ci conviva ogni giorno.
B1 e B2. Caregiver familiari, colpiti e affondati.
Una segnale inequivocabile di fronte al quale nessuno puÃ˛ restare in silenzio.
𝗔đ—ģ𝗰đ—ĩ𝗲 đ—Ŋ𝗲đ—ŋ𝗰đ—ĩđ—˛Ė 𝘁𝘂𝘁𝘁đ—ŧ đ—Ŋ𝗮đ—ŋ𝘁𝗲 𝗱𝗮𝗹 đ—Ŗđ—ļ𝗮đ—ģđ—ŧ 𝗡𝗮𝘇đ—ļđ—ŧđ—ģ𝗮𝗹𝗲 đ—Ŋ𝗲đ—ŋ 𝗹𝗮 𝗡đ—ŧđ—ģ 𝗔𝘂𝘁đ—ŧđ˜€đ˜‚đ—ŗđ—ŗđ—ļ𝗰đ—ļ𝗲đ—ģ𝘇𝗮 𝟮đŸŦ𝟮𝟮-𝟮đŸŦ𝟮𝟰. đ—Ļ𝗲 đ—ŧ𝗴𝗴đ—ļ 𝗮𝗱 𝗲𝘀𝘀𝗲đ—ŋ𝗲 đ—Ŋđ—ŋ𝗲đ—ŧ𝗰𝗰𝘂đ—Ŋ𝗮𝘁𝗲 𝘀đ—ŧđ—ģđ—ŧ 𝗹𝗲 đ—ŗđ—Žđ—ēđ—ļ𝗴𝗹đ—ļ𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗟đ—ŧđ—ēđ—¯đ—Žđ—ŋ𝗱đ—ļ𝗮, 𝗱đ—ŧđ—ē𝗮đ—ģđ—ļ 𝘀𝗮đ—ŋđ—ŽĖ€ 𝗹𝗮 𝘃đ—ŧ𝗹𝘁𝗮 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗮𝗹𝘁đ—ŋ𝗲 đ—Ĩ𝗲𝗴đ—ļđ—ŧđ—ģđ—ļ 𝗰đ—ĩ𝗲 𝘀đ—ļ 𝗱đ—ŧ𝘃đ—ŋ𝗮đ—ģđ—ģđ—ŧ 𝗮𝗹𝗹đ—ļđ—ģ𝗲𝗮đ—ŋ𝗲.
Insomma, il quotidiano navigare dei caregiver nel tentativo di arrivare ogni sera sani e salvi in porto con la Persona di cui si prendono cura — purtroppo non divertente come il gioco della battaglia navale cui ci siamo ispirati — continua a essere una navigazione particolarmente difficile. E osteggiata.
Servono risorse, certamente.
Ma anche un 𝗰𝗮đ—ēđ—¯đ—ļđ—ŧ 𝗱đ—ļ đ—ē𝗲đ—ģ𝘁𝗮𝗹đ—ļđ˜đ—ŽĖ€.
Adesso.