di Enrico Mignolo

Mi venderò anche il sangue, figlio mio.
Per riuscire noi a non accarezzarti più, quando sarai adulto. Perché mi sto dando la possibilità adesso di riuscire a comprendere le tue preferenze, le tue scelte, i tuoi benedettissimi no, che 13 anni ci hanno messo ad arrivare.
Perché mi sto dando la possibilità adesso di farti uomo, di farti uomo già adesso. Non c’è tempo da perdere. Te lo dico io il perché.
Me lo vendo adesso, il sangue, per non doverti pensare come un “posto letto” quando sarai adulto e il tuo tenace impegno di questi anni, la fiducia che poni in noi, nonostante tutto, saranno ripagati da quanto gli altri avranno imparato a saperti riconoscere Te.
Non un soggetto, non un livello, non un sussidiato, non un assistito. E neanche il figlio di un padre che scrive cose commoventi, un caso umano.
Perché non dovrei pensare che tu sia temerario? Perché non dovrei pensare che tu sia di pretese? Perché mai dovrei pesarle io queste pretese?

Eppure io ti ho fatto. Potrei scegliere per te. Potrei far scegliere per te. E potrei dire che sta bene per te. Scusami: potrei dire che sta bene a te, per me.
Io questa responsabilità non la voglio, figlio mio. Voglio vendermi il sangue apposta, figlio mio. In cambio di questa responsabilità. Che è tua, non perché te la concedo, né perché te la concedono. È tua, di Te.
Per questo abbiamo iniziato, al tuo fianco, la strada del Progetto di Vita, non un foglietto. Perché questa, figlio mio, è una responsabilità tua. È un dovere tuo di scegliere di Te.
Sei figlio mio, di adesso. Per questo ci siamo informati, ci siamo fatti furbi, ci siamo fatti sgamati. Ci siamo spregiudicati.
Sei figlio mio, di adesso, non del nulla di prima, che ancora oggi non ti vuole fare Te. Sei figlio mio, non di chi ritiene di rappresentarti senza averti chiesto cosa è importante per Te, cosa vorresti da Te. E che cosa vuoi dare, Tu, senza pesare cosa non puoi dare.
Sei figlio mio e mi venderò il sangue perché tu non lo sia più. Perché tu sia Te.
Con le nostre mani nelle loro, qualche settimana fa, ci hanno detto “continuate a non accontentarvi”.
Capisci? Ci hanno detto “continuate”. Non ci hanno detto “non smettete”.
Ci hanno detto “non accontentatevi”. Capisci? Di non accontentarci di noi, di non accontentarci di Te, figlio mio. Di non accontentarci neanche di loro. Ne sono certo.
È stata una luce immensa. Lo è. È una luce immensa.
Quando le nostre, di luci, si spegneranno, figlio mio, è possibile che tu vada in una residenza. Questo te lo voglio dire.
Ti prego, figlio mio, se dovesse essere, fatti vedere Te, di Te, dei tuoi bisogni di vita, di ciò che vuoi dare Tu, di ciò che è importante per Te. Non fargli dire di Te che sei solo di bisogni di carichi assistenziali.
È impegno Tuo, figlio mio. Da adesso, come già ci hai dimostrato di fare. Per Te e per tanti altri Te.
Io intanto vado a vendermi anche il sangue.
Per Te.
Enrico Mignolo, padre di Giovanni Paolo
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