
Dal 1° marzo 2026 la riforma della disabilità entra in una fase decisiva anche in Calabria. Dopo anni di annunci, proroghe, sperimentazioni parziali e applicazioni disomogenee, il Decreto Legislativo 62/2024 diventa finalmente pienamente operativo, rendendo il Progetto di Vita il perno attorno a cui devono ruotare diritti, servizi e sostegni delle persone con disabilità.
Non è una riforma tecnica. È una riforma culturale e giuridica insieme. E, soprattutto, è una riforma che non ammette più rinvii.
Il Progetto di Vita non è più un’opzione, né una buona prassi affidata alla sensibilità dei singoli territori. Diventa un diritto esigibile, fondato su un principio semplice ma rivoluzionario: la persona con disabilità è titolare del proprio progetto, non beneficiaria di interventi decisi da altri. È la persona – con i supporti necessari – a indicare desideri, aspettative, preferenze, contesti di vita. Le istituzioni hanno il dovere di organizzarsi di conseguenza.
Per io autentico odv questo passaggio non arriva improvviso.
Da anni lavoriamo, non solo sul territorio calabrese, per affermare un’idea chiara: senza un Progetto di Vita autentico, coordinato e partecipato, la disabilità resta prigioniera di frammentazioni, rimbalzi di competenze e risposte episodiche. Lo abbiamo fatto attraverso incontri pubblici, percorsi di formazione per operatori, momenti di confronto con scuole, servizi sociali, enti locali, famiglie. Lo abbiamo fatto portando questi temi nei luoghi dell’educazione, della comunità, dell’università, spesso quando ancora sembravano “avanti” rispetto al dibattito istituzionale.

Oggi quella visione che abbiamo condiviso pienamente, perchè abbiamo studiato ed approfondito, perchè abbiamo ascoltato i nostri figli, oggi è una legge dello Stato che in Calabria (prima Regione in Italia) è interamente e completamente applicabile. Da applicare!
Il D.Lgs. 62/2024 chiarisce definitivamente ciò che per troppo tempo è rimasto ambiguo:
- la valutazione non è solo sanitaria ma multidimensionale;
- i sostegni non sono prestazioni isolate ma parti di un disegno unitario;
- l’accomodamento ragionevole non è una concessione discrezionale ma un obbligo;
- la continuità del progetto nel tempo è un dovere pubblico, non un favore.
Questo significa una cosa molto concreta: non è più accettabile che scuola, sanità, servizi sociali e lavoro procedano su binari separati. Non è più accettabile che le famiglie debbano farsi carico del coordinamento tra enti che non dialogano. Non è più accettabile che il Progetto di Vita venga evocato nei documenti e poi disatteso nella pratica.

Per anni ci siamo sentiti dire che “non era il momento”, che “mancavano i decreti regionali”, che “bisognava aspettare”.
Avevamo ragione a chiedere fretta. Lo facevamo, e lo facciamo, perchè è nostra intenzione supportare le Istituzioni e le famiglie. E con un unico obiettivo: la qualità di vita delle Persone con Disabilità. In particolare di quelle con Autismo.
Il tempo perso non è mai neutro: è tempo sottratto alle vite delle persone.

Dal 2019 facciamo divulgazione, formazione e informazione sul Progetto di Vita come io autentico OdV.
Ora la responsabilità è chiara e distribuita. Stato, Regioni, enti locali, aziende sanitarie, scuole, agenzie del lavoro, famiglie, persone, terzo settore: ciascuno è chiamato a fare la propria parte. Non per adesione ideale, ma per obbligo giuridico.
In questa prospettiva, io autentico odv sta aggiornando i contenuti della propria pagina dedicata al Progetto di Vita, che sarà rivista e potenziata nelle prossime settimane per offrire informazioni, chiavi di lettura e indicazioni operative coerenti con la riforma. Perché la legge, da sola, non basta: va conosciuta, interpretata, applicata.
Il Progetto di Vita non è uno slogan.
È uno strumento di libertà concreta.
E da marzo 2026 non è più rimandabile.
