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Il Progetto Individuale di Vita per la Persona con Autismo. Come fare domanda al proprio Comune

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La Persona con Autismo ha diritto, già dal 2000, al proprio Progetto Individuale di Vita, che deve essere predisposto dal Comune di Residenza sulla base della necessità evidenziate dalla famiglia.

A conclusione dell’incontro del 5 Agosto 2019 presso il CSV di Vibo Valentia, riepiloghiamo quali sono i princìpi fondamentali della normativa e come redigere al meglio la Domanda, al fine di dare al Comune la possibilità di predisporre l’ottimale Progetto Individuale di Vita, coerente con le necessità della Famiglia.


La Legge 328/2000

La Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali prevede che affinché si ottenga in pieno l’integrazione scolastica, lavorativa, sociale e familiare della persona con disabilità, i singoli vari interventi di integrazione/inclusione siano tra loro coordinati, non solo per evitare inefficaci sovrapposizioni, ma soprattutto per indirizzare meglio l’insieme di tali interventi verso un’adeguata risposta alle particolari ed individuali esigenze della persona beneficiaria.

Il principale strumento è quello della predisposizione di progetti individuali per ogni singola “persona con disabilità fisica, psichica e/o sensoriale, stabilizzata o progressiva (art. 3 L. 104/92)”, attraverso i quali poter creare percorsi personalizzati per ciascuno in cui i vari interventi siano coordinati in maniera mirata, massimizzando così i benefici effetti degli stessi e riuscendo, diversamente da interventi settoriali e tra loro disgiunti, a rispondere in maniera complessiva ai bisogni ed alle aspirazioni del beneficiario.


Il Progetto Individuale di Vita

Nell’ambito delle risorse disponibili in base ai piani di cui agli articoli 18 e 19, il progetto individuale comprende, oltre alla valutazione diagnostico-funzionale, le prestazioni di cura e di riabilitazione a carico del Servizio sanitario nazionale, i servizi alla persona a cui provvede il comune in forma diretta o accreditata, con particolare riferimento al recupero e all’integrazione sociale, nonché le misure economiche necessarie per il superamento di condizioni di povertà, emarginazione ed esclusione sociale. Nel progetto individuale sono definiti le potenzialità e gli eventuali sostegni per il nucleo familiare.


Cosa deve fare il Comune

Il Comune partecipa al Sistema Integrato dei Servizi Sociali (nel caso dei disabili) attraverso: misure economiche per favorire la vita autonoma e la permanenza a domicilio di persone totalmente dipendenti o incapaci di compiere gli atti propri della vita quotidiana; misure per il sostegno delle responsabilità familiari… per favorire l’armonizzazione del tempo di lavoro e di cura familiare; interventi per la piena integrazione delle persone disabili ai sensi dell’articolo 14; realizzazione, per i soggetti di cui all’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, dei centri socio-riabilitativi e delle comunità-alloggio di cui all’articolo 10 della citata legge n. 104 del 1992, e dei servizi di comunità e di accoglienza per quelli privi di sostegno familiare, nonché erogazione delle prestazioni di sostituzione temporanea delle famiglie; interventi per le persone anziane e disabili per favorire la permanenza a domicilio, per l’inserimento presso famiglie, persone e strutture comunitarie di accoglienza di tipo familiare, nonché per l’accoglienza e la socializzazione presso strutture residenziali e semiresidenziali per coloro che, in ragione della elevata fragilità personale o di limitazione dell’autonomia, non siano assistibili a domicilio; prestazioni integrate di tipo socio-educativo per contrastare dipendenze da droghe, alcol e farmaci, favorendo interventi di natura preventiva, di recupero e reinserimento sociale; informazione e consulenza alle persone e alle famiglie per favorire la fruizione dei servizi e per promuovere iniziative di auto-aiuto.


In Calabria c’è anche la Legge Regionale 23/2003

La Legge Regionale 23/2003 ha recepito la disciplina stabilita dalla normativa nazionale, attraverso la previsione del Sistema Integrato di Interventi e Servizi Sociali.

I livelli essenziali delle prestazioni sociali sono definiti nel Piano regionale degli interventi e dei servizi sociali, che li caratterizza in termini di sistema di prestazioni e servizi sociali, idonei a garantire cittadinanza sociale e qualità di vita alle persone e alle famiglie, nonché pari opportunità e tutela ai soggetti più deboli.

Ma…

Il Piano Regionale degli Interventi e dei Servizi Sociali, nella sua programmazione 2018-2020 non prevede specifici interventi di inclusione attiva dei disabili, ai sensi dei principi stabiliti dalla normativa nazionale.

L’unico adottato, infatti, riguarda le LINEE D’INDIRIZZO PER L’ATTIVAZIONE DI CONTRASTO ALLA POVERTA’ E DI INCLUSIONE SOCIALE ATTIVA – PIANO POVERTA’ 2018-2020 REGIONE CALABRIA (REI, REIC e SIA solo marginalmente si occupano di disabilità e piani di vita autonoma).

Pertanto, nella predisposizione della domanda, è utile ed indispensabile fare comunque riferimento alla normativa nazionale.


La Domanda di Progetto Individuale di Vita

Per predisporre un efficace piano individuale dei vari interventi di integrazione/inclusione occorre fornire al Comune l’opportunità di effettuare una analisi il più possibile completa di tutte le variabili, oggettive e soggettive, che ruotano attorno alla persona con autismo, non in un’ottica di intervento medico (come quella generalmente adottata nella presa in carico da parte delle ASP).
Questo significa includere elementi riguardanti:

  • situazione sanitaria personale;
  • situazione economico/culturale/sociale/lavorativa della persona con disabilità in rapporto anche al proprio contesto familiare e sociale;
  • situazione relazionale/affettiva/familiare;
  • disponibilità personale della famiglia, amici, operatori sociali;
  • interessi ed aspirazioni personali;
  • servizi territoriali già utilizzati;
  • servizi territoriali cui poter accedere nell’immediato futuro;
  • servizi privati non convenzionati già utilizzati o che si intenda utilizzare nel futuro;
  • spesa (certificabile) gravante nella situazione attuale sulla famiglia.

Modello Domanda per minore disabile


Gli allegati

Alla domanda devono essere allegati, in via obbligatoria, i Certificati (in corso di validità) di Invalidità e di Handicap delle Commissioni ASL/INPS, per attestare lo stato di diritto al Progetto Individuale di Vita.

Al fine di consentire al Comune la migliore valutazione per la predisposizione del Progetto Individuale di Vita, basta sulle necessità e con il coinvolgimento della Famiglia e dei caregivers che già supportano la Persona con Autismo, si ritiene altrettanto indispensabile allegare:

  • elenco dei servizi e dei progetti cui già accede il destinatario;
  • relazione della figura professionale che, fino ad oggi, ha coordinato i vari interventi a beneficio della Persona con Autismo.

L’elenco dei servizi e dei progetti cui già accede la Persona con Autismo

E’ un elenco che deve essere il più possibile esaustivo e rappresentativo della condizione di vita della Persona con Autismo, in ogni ambito e contesto. Non potrà mancare l’indicazione delle necessità, delle carenze e delle potenzialità in termini di: numero di ore, qualità dei servizi, cumulabilità con altri tipi di “prestazioni”, eccetera.

Questo allegato deve essere redatto dalla famiglia. E’, praticamente una piccola relazione familiare. Non bisogna dimenticare di inserire anche la necessità di vere e proprie esperienze (in ambito sportivo, extra-scolastico, lavorativo) cui la Persona con Autismo potenzialmente può partecipare.

Esempio di Elenco dei Servizi e Progetti

La Relazione del/dei Responsabile/i degli interventi

Può essere redatta:
– dall’Analista del Comportamento o Supervisore che coordina e supervisiona tutti gli interventi terapeutici (psicomotricità, logopedia, cognitivo-comportamentale, occupazionale, ecc.)
– oppure dal NPI privato (o della struttura pubblica) che coordina e supervisiona tutti gli interventi terapeutici (psicomotricità, logopedia, cognitivo-comportamentale, occupazionale, ecc.);
– dai singoli professionisti (TNPEE, Logopedista, Educatore, Psicoterapeuta) se gli interventi non sono formalmente coordinati da nessun altro.

La relazione deve ovviamente indicare la storia sin dalla presa in carico, l’evoluzione, la situazione attuale e la sua ottimale evoluzione attraverso il potenziamento di specifici interventi, anche e soprattutto non tipicamente terapeutici.
Può essere utile allegare le relazioni delle strutture che periodicamente aggiornano la diagnosi.


Dopo la presentazione della Domanda. Che succede?

Il Comune entro 30 giorni deve nominare il Responsabile del Procedimento che si dovrà occupare della predisposizione del Progetto, avendo cura di informare la Famiglia e, soprattutto, di coinvolgerla attivamente in una serie di incontri (anche con i professionisti di riferimento) per redigere (e successivamente prevedere gli interventi) il Progetto Individuale di Vita.

La mancata comunicazione di avvio del procedimento entro 30 giorni della domanda può costituire causa di ricorso al TAR per ordinare al Comune di provvedere.

Qualora il Comune non provveda ulteriormente, il Funzionario/Dirigente Responsabile dei Servizi Sociali è deferito alla Procura della Repubblica per violazione dell’art. 328 del Codice Penale (Omissione di Atti di Ufficio) – Sentenza del Tar Catania n. 559/2019.


Il Comune non sa cosa fare e chiede aiuto

Anffas ha pubblicato, per ogni Regione, le linee guida per la predisposizione della domanda da parte della Famiglia e anche le Linee guida per la redazione del Piano da parte dei Comuni.


Partecipare

Partecipare attivamente alla predisposizione del Progetto da parte della Famiglia è un elemento essenziale per il soddisfacimento delle necessità. Pertanto, anche in questa attività, le Famiglie sono ancora una volta il motore del welfare dei propri familiari con autismo.

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